Tutte queste cose hanno significato

Mostra personale di
Rebecca De Marchi
a cura di Costanza Meli,
23/04 – 6/05 2026,
Palazzo Bronzo, Genova.

La mostra presenta per la prima volta in Italia un nucleo di opere realizzate da Rebecca De Marchi durante le residenze di ricerca artistica in Ghana, presso la Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumasi e SCCA/Red Clay di Tamale. Il progetto riunisce video, tessuti, performance e installazioni, offrendo una riflessione sul modo in cui esseri umani e non umani fanno esperienza e conoscenza della Terra. Il principio metodologico che ispira questo lavoro è il confronto tra cultura accademica e saperi materiali e spirituali, sviluppato in termini processuali insieme a ricercatrici e ricercatori di diversi ambiti disciplinari e a collettivi artistici come blaxTARLINES.

Fulcro dell’esposizione è il dittico video LO SAI?, già presentato in contesti internazionali, tra cui la Biennale d’Arte BIENALSUR del 2021. L’opera mette in dialogo due differenti modalità di produzione del sapere: quella accademica occidentale e quella legata a tradizioni cosmiche e orali. I due video hanno la stessa durata ma utilizzano linguaggi visivi e sonori differenti, esplorando come le diverse prospettive epistemologiche influenzino le relazioni tra gli esseri viventi e l’ambiente. Presenze importanti, apparentemente silenti all’interno dei video, sono una stola e un tessuto Kente disegnati e realizzati in Ghana dall’artista, a partire dal codice linguistico, etico ed estetico della simbologia Ashanti. Questi tessuti sono veri e propri testi che moltiplicano il punto di vista e aprono a nuove prospettive di lettura.

Filosofia e linguaggio sono al centro anche di CAROUSEL OF SENTENCES, opera pittorica realizzata appositamente dall’artista per la mostra: alcune frasi – citazioni di testi filosofici – sono stampate a mano su fazzoletti che fanno parte della cultura sociale ghanese. Questa serie è incentrata su Posthuman Feminism di Rosi Braidotti in dialogo con un progetto espositivo parallelo al Castello D’Albertis – Museo delle Culture del Mondo, interamente dedicato alla filosofa femminista. I due interventi mettono in relazione il lavoro di Rebecca De Marchi con il contesto genovese, a partire dall’Accademia di Belle Arti, affrontando temi come la decolonizzazione del pensiero e una visione postumana del vivente.

La ricerca intreccia riferimenti storici, pedagogici e sociali, aprendo a possibilità alternative e a “mondi” latenti. In questo intreccio si inserisce il corpus di opere CON LA MENTE ALTROVE, un progetto avviato dall’artista nel 2024, a partire dalla creazione di una maschera (non presente in mostra): un volto irriconoscibile e fuori scala che riflette sui concetti di identità e genere (essere donna, essere uomo). I lavori esposti ne rappresentano gli sviluppi: una scultura edibile, che richiama la madeleine de Alla ricerca del tempo perduto, di Proust, reinterpreta la forma della maschera, e sette telai ricamati, in cui l’artista restituisce la stessa figura insieme alla frase What you see when you see what I see, is something else (“Quello che vedi quando vedi quello che vedo io, è qualcos’altro”).

Il titolo della mostra invita a mettere in relazione le diverse parti del discorso e a cambiare sguardo, proponendo un’idea di conoscenza come organismo vivo, complesso e in relazione.