Mostra del Collettivo Albe, in dialogo con Rebecca De Marchi, a cura di Costanza Meli, 23/04 – 26/06/ 2026, Castello D’Albertis, Genova.
Mostra promossa da: Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo; Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; associazione Isole.
La mostra nasce dall’esperienza del laboratorio di video-tessitura condotto da Rebecca De Marchi nel corso del 2025 presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti, su invito del corso di Semiotica dell’arte della prof.ssa Costanza Meli, in collaborazione con la prof.ssa di Fiber Art Roberta Chioni. Il laboratorio ha dato forma a un progetto sperimentale, sia nei contenuti sia nelle pratiche, fondato sulla scelta di costituire un soggetto collettivo: una comunità temporanea di ricerca e di creazione, unita da una visione condivisa del mondo.
Fulcro concettuale del percorso, sviluppato nell’arco di un anno, è la metafora dell’intreccio: incontro di fili che genera nuove forme e nuovi linguaggi, ma anche concetto filosofico che rimanda alla connessione tra gli esseri viventi, elemento essenziale per immaginare futuri possibili. Il primo riferimento teorico del progetto è il volume Il postumano. Femminismo di Rosi Braidotti, da cui si è avviata una conversazione aperta con altre fonti letterarie e poetiche. Da questo dialogo è emerso un codice visivo nuovo, un alfabeto fatto di linee, colori e forme elementari. Attraverso un percorso semiotico inverso – dalla scrittura all’immagine – il gruppo ha elaborato un secondo testo, capace di tradurre in immagini le idee emerse, grazie all’interazione di linguaggi artistici differenti: tessitura, video, animazione, sound design e fotografia.
Il secondo riferimento della mostra è il ciclo di opere di Rebecca De Marchi dal titolo Tomorrow Daytime Dawn, Right?. A partire dalla propria esperienza di ricerca in Ghana, l’artista ha avviato una riflessione sui tessuti come apparati testuali che veicolano codici linguistici non verbali. In particolare il caso di studio del Kente, tessuto della tradizione viva del Paese, inteso come discorso filosofico, ha consentito di cogliere la natura intrinsecamente semiotica dell’abito nelle diverse culture. Da queste premesse l’idea di articolare concretamente e metaforicamente l’ordito e la trama di un nuovo tessuto letterale e audiovisivo, coniugando analisi semiotica e approccio decoloniale. Le domande poste dai lavori esposti entrano in questo dialogo, interrogano il pubblico ed esortano a cercare già ora possibili risposte.
Intrecciare mondi presenta dunque un’opera collettiva, ciascun lavoro è parte di una texture che contraddice i termini occidentali di autorialità individuale, per proporre una dimensione processuale, stratificata e aperta. L’ideazione di ogni singolo pezzo è stata per questo rielaborata o portata a termine da persone diverse creando un corpus di lavori che si compone di cinque tessuti, una video animazione, una installazione sonora e un video di documentazione. Alle componenti visuali, si aggiungono le tracce audio che formano il tappeto sonoro di questo nuovo discorso a più voci. Alcune delle frasi scelte dal libro, come: “siamo fatti di ciò che incontriamo”, “le foreste che coprono il pianeta sono il nostro respiro” o “divenire umano altrimenti”, accompagnano l’installazione mettendo in mostra anche lo sfondo teorico del progetto.
Intrecciare mondi intende porsi inoltre come riflessione sullo spazio espositivo in termini di rilettura critica, sfida concettuale e metodologica all’impianto museale. Nel solco della riflessione decoloniale e postumana, si rilancia una riflessione planetaria contemporanea, per demistificare e risemantizzare l’immaginario esotico ed eroico legato alle origini del museo. In tal senso, la mostra si pone in continuità con la rilettura del contesto già avviata dal Castello D’Albertis negli ultimi anni e dialoga con lo spazio che la ospita, lanciando alla città, proprio da qui, uno sguardo al futuro e un messaggio che parla di reti e interconnessione.
Il Collettivo Albe (acronimo evocativo di Accademia Ligustica di Belle Arti) è composto da Sharon Antico, Edoardo Casiccia, Beatrice Coletti, Denise Danini, Giulia Famà, Gabriele Manciola, Andrea Marotta, Giulietta Panella, Filippo Polloni e Simone Venerandi.
Il progetto Intrecciare mondi si inserisce inoltre nel tessuto culturale cittadino attivando una relazione con la mostra Tutte queste cose hanno significato di Rebecca De Marchi, presso Palazzo Bronzo. Le due esposizioni, accomunate dalla presenza dell’artista, condividono un orizzonte di ricerca comune e si articolano come dispositivi complementari, capaci di attivare una riflessione stratificata sui temi della conoscenza, della relazione e del vivente.
L’opera è accompagnata da un apparato didattico: elaborati e video restituiscono il processo creativo e la metodologia di sviluppo del progetto.
Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
Nubuke Foundation https://nubukefoundation.com/ per il cortese prestito dell’opera di Rebecca De Marchi; il Conservatorio di musica Niccolò Paganini e in particolare la classe di Composizione Musicale Elettroacustica e Multimediale del prof. Francesco Altilio.
L’esposizione è visitabile liberamente con il biglietto d’ingresso in museo; inaugurazione ad ingresso gratuito.
Info: 010 5578280 – biglietteriadalbertis@comune.genova.it https://www.museidigenova.it/it/castello-dalbertis-museo-delle-culture-del-mondo
Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo, Corso Dogali 18 – Genova
Orari: martedì – domenica 10.00 -19.00; lunedì chiuso.
